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Home Notizie Venerdì 24 novembre 2017
Notizie
Approfondimenti dermatologici da www.sidemast.org

Come scegliere gli abiti anti-Uv Stampa E-mail

Non sono la scelta giusta per chi vuole abbronzarsi a oltranza, ma possono essere un'opportunità in più per chi teme i pericoli dei raggi ultravioletti perché ad esempio ha una pelle molto chiara. I tessuti che proteggono dal sole, infatti, sono un ottimo schermo anti-Uv a patto di sceglierli e utilizzarli bene, come spiega un documento appena pubblicato dalla Federal Trade Commission statunitense.

L'istituto americano richiama l'attenzione dei consumatori sulle etichette degli abiti confezionati con i tessuti anti-Uv: devono essere chiare e indicare il Fattore di Protezione Solare, che informa sulla quantità di radiazione che viene assorbita dall'indumento (ad esempio, un fattore 20 indica che dal tessuto filtrerà un ventesimo dei raggi Uv a cui si è esposti), e non possono fregiarsi della dicitura «protettivo» se il fattore è inferiore a 15.

Questi indumenti di solito sono riconoscibili anche dalla trama del tessuto, generalmente più fitta rispetto al normale, e dai colori, in genere scuri o accesi (perché «assorbono» meglio la radiazione rispetto al bianco); di solito sono sintetici, perché le fibre naturali offrono minor protezione, e vengono trattati con sostanze che li rendono del tutto simili a una crema solare protettiva, ma possono perdere le loro caratteristiche dopo ripetuti lavaggi o se sono troppo stretti e quindi si «stirano» sulla pelle.

Sono diffusissimi negli Stati Uniti e in Australia, dove in qualsiasi negozio di abbigliamento sportivo ben fornito si trovano costumi e indumenti anti-Uv per bambini e adulti. E per chi vuole abbronzarsi esistono anche tessuti che filtrano solo i raggi Uvb lasciando passare gli Uva: a poche decine di euro si trovano costumi da bagno che regalano una tintarella da nudisti.

«Nel nostro Paese però gli abiti anti-Uv sono ancora abbastanza difficili da trovare, anche perché da noi manca una sensibilità sul tema che invece è largamente diffusa in Australia - interviene Torello Lotti, presidente della Società Italiana di Dermatologia (SIDeMaST). I tessuti anti-Uv sono molto efficaci per proteggere dalle radiazioni ultraviolette e dovrebbero essere utilizzati soprattutto da tre categorie di persone: i lavoratori che passano la maggior parte del tempo all'aperto nella bella stagione, come chi lavora sulle strade o i contadini, a maggior ragione se di fototipo chiaro; chi soffre di malattie autoimmuni che rendono la pelle fotosensibile, come il lupus o la porfiria; chi ha avuto un tumore epiteliale entro i 5 anni precedenti. In tutti questi casi la protezione garantita dalle creme solari può non bastare e sarebbe meglio cercare abiti protettivi».

Nel nostro Paese è stato l'Ente Nazionale di Unificazione a indicare le caratteristiche di un tessuto che si possa definire anti-Uv: i capi conformi alle norme UNI si riconoscono perché sull'etichetta riportano un sole giallo con ombreggiatura, il numero della norma (EN 13758-2) e il fattore protettivo, per esempio 40+.

 
Le macchie della pelle Stampa E-mail

Le «discromie» o «macchie» della pelle indicano una modificazione circoscritta o diffusa del normale colorito cutaneo. Il colore della cute dipende soprattutto da un pigmento chiamato melanina, che è responsabile dei cinque colori base della pelle e dei capelli: nero, bruno, rosso, giallo, bianco (assenza di melanina). Altre due sostanze che contribuiscono al colorito cutaneo sono l'emoglobina ed i carotenoidi, pigmenti gialli prodotti dalle piante che si accumulano nell'epidermide e nel tessuto sottocutaneo. Nella maggior parte dei casi però, le modificazioni del colore della pelle sono legate ad una alterata distribuzione della pigmentazione melanica e possono essere così accademicamente suddivise in due grandi gruppi:

  • ipermelanosi o ipercromie caratterizzate da un incremento della melanina della cute;
  • ipomelanosi con riduzione o assenza del pigmento dalla cute che appare più chiara rispetto alla cute normale.
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Psoriasi: manifestazioni cliniche e terapia Stampa E-mail
La psoriasi è una malattia della pelle di tipo infiammatorio, caratterizzata da un’accelerato turnover dell’epidermide. Si tratta di una condizione cronica progressiva, ma il suo corso potrebbe essere imprevedibile con fasi acute e remissioni.

Le cause della psoriasi non sono completamente note, ma alcune evidenze suggeriscono che c’è una componente che è mediata dai linfociti T abnormi. Anche i fattori ambientali hanno un ruolo ed è stato stabilito che in alcuni casi fattori quali stress emozionali o infezioni potrebbero indurre la manifestazione del primo episodio di psoriasi e potrebbero anche causare esacerbazioni.
La psoriasi può essere causata o aggravata da farmaci come Litio, Clorochina, Idrossiclorochina, beta-bloccanti, FANS ed ACE inibitori.
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